Cosa si intende per lifelong learning e come può garantire la competitività aziendale in piena rivoluzione digitale

Il lavoro che è, e che sarà nella 4a rivoluzione industriale

Il lavoro nella quarta rivoluzione industriale sarà costituito da innumerevoli e mutevoli ruoli, mestieri, professioni nuovi o profondamente modificati, frutto di sapiente progettazione congiunta di lavoro, tecnologia, organizzazione.
Emergeranno nuovi mestieri e professioni che permetteranno alle persone di passare da un ruolo all’altro senza perdere l’identità.
Ciò manderà in soffitta le mansioni e le posizioni ereditate dal taylor-fordismo.
Occorre tornare a studiare, rappresentare, raccontare, progettare il lavoro nuovo che sta già emergendo.
Due tra le sfide più rilevanti per i nuovi lavori sono la contaminazione dei saperi e la compressione dei tempi.
La contaminazione dei saperi porta ai lavori ibridi. Per molti dei lavori esistenti e per tutti quelli nuovi i saperi di base del mestiere dovranno integrarsi con le competenze informatiche e digitali, con le abilità di comunicazione e interazione nei social network, con le modalità di collaborazione in ambienti di lavoro meno
gerarchici, più tecnologici e dinamici.
L’ibridazione è un fenomeno trasversale e pervasivo, che include tutti i ruoli, mestieri, professioni.
La compressione dei tempi scarica sui lavoratori una doppia fatica: imparare a stare al passo con le innovazioni tecnologiche e organizzative e farlo in tempi molto rapidi. Per i lavoratori in età matura è forte il rischio che sia una fatica insostenibile.

Una sfida per la persona, ma soprattutto una sfida per l'azienda

La formazione ricorrente di chi già lavora reclama soluzioni originali.
Non i tradizionali percorsi d’aula, ma il modello Lego. Da un lato, sessioni formative centrate su competenze e abilità specifiche, che il lavoratore acquisisce in fretta e che poi, come con i mattoncini Lego, aggiunge alla sua professionalità per adattarla quanto basta alle nuove esigenze.
Dall’altro, metodi didattici partecipati, dove si impara sperimentando, interagendo e osservando gli altri.

La sfida per la persona: Il lifelong learning

Cos'è il lifelong learning (LLL o apprendimento permanente) ?

Il lifelong learning (LLL o apprendimento permanente) consiste in un approccio “personale” che mira all’accrescimento del proprio bagaglio di competenze e conoscenze.
Si intende l’educazione durante tutto l’arco della vita, dalla nascità alla morte, quell’educazione che inizia ancor prima della scuola e si prolunga fin dopo il pensionamento
E’ un processo continuo di apprendimento che ha lo scopo di modificare o ampliare le competenze e conoscenze possedute, in quanto non più adeguate rispetto ai nuovi bisogni:

  1. sociali (autorealizzazione e inclusione)
  2.  professionali (occupazione).

Con il LLL l’individuo è responsabile di tutto ciò che apprende, del modo in cui apprende e della situazione e il contesto in cui sceglie di realizzare il proprio apprendimento.
Richiede, quindi, la capacità di gestire la propria conoscenza in modo critico.
Tale processo ha origine in quella che oggi viene definita learning society (o società della conoscenza), una società in cui apprendere è la condizione fondamentale per vivere al suo interno e stare al passo con i cambiamenti (per es. le innovazioni tecnologiche).
Il dato straordinario della rivoluzione attuata dall’apprendimento permanente è la contaminazione tra le conoscenze acquisite attraverso la formazione e quelle derivanti dell’esperienza di vita quotidiana

Obiettivi del lifelong learning

Il lifelong learning è lo strumento essenziale per affrontare una complessa epoca di cambiamenti, per superare le barriere ancora esistenti tra educazione formale, non formale ed informale, per promuovere la realizzazione dell’individuo sia a livello individuale che sociale.

Il processo del lifelong learning si fonda sul concetto di apprendimento in età adulta e deriva dalla necessità nella nuova società della conoscenza di apprendere per tutta la vita nuove conoscenze, competenze o abilità, non solo nell’ambito professionale ma anche in quello in cui si definisce il ruolo sociale dell’essere adulti.
A differenza del tradizionale modo di apprendere l’individuo è responsabile in toto di ciò che apprende, del modo in cui apprende e della situazione e il contesto in cui sceglie di realizzare il proprio apprendimento e richiede, dunque, la relativa capacità di gestire la propria conoscenza in maniera cosciente e critica.
Questa pratica concerne quindi ogni tipo di apprendimento, formale (istituzionale) e informale (che si realizza fuori dal sistema istituzionale classico, all’interno ad esempio di un luogo di lavoro o di determinate pratiche sociali), che induca il soggetto ad adattarsi al cambiamento.

L’educazione formale è ogni tipo di educazione strutturata e regolare, organizzata dalle istituzioni, che si conclude con un certificato di riconoscimento, quale può essere il diploma o la laurea ad esempio.
L’educazione non formale è un’attività educativa intrapresa al di fuori del sistema formale e perciò al di fuori della scuola e al di fuori delle attività curricolari. L’educazione non formale non rilascia alcuna documentazione o certificato di frequenza.

L’educazione informale rappresenta l’apprendimento non pianificato. È un processo, non legato a tempi o luoghi specifici, per il quale ogni individuo acquisisce – anche in modo inconsapevole o non intenzionale- attitudini, valori, abilità e conoscenze dall’esperienza quotidiana e dalle influenze e risorse educative nel suo ambiente: dalla famiglia e dal vicinato, dal lavoro e dal gioco, dal mercato, dalla biblioteca, dal mondo dell’arte e dello spettacolo, dai mass-media.

Tale processo ha origine in quella che oggi viene definita learning society (o società della conoscenza), una società in cui apprendere è la condizione fondamentale per vivere al suo interno e stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca (ad esempio le innovazioni tecnologiche). Mentre prima le competenze e le abilità che ci fornivano i tradizionali percorsi di istruzione ci erano sufficienti per tutto il percorso (o quasi) della nostra vita lavorativa e sociale, oggi si propone l’esigenza di un continuo aggiornarsi. Emerge allora la necessità di far fronte a situazioni sempre nuove, di essere in grado di rispondere alla domanda, in continua trasformazione, della società, di tenersi sempre aggiornati sulle nuove esigenze.[5]

Apprendere ad apprendere

“Imparare ad apprendere” è una condizione che permette di rinnovare se stesso e le proprie conoscenze ogni qual volta ce ne sia la necessità, grazie giusto approccio per affrontare il cambiamento. L’apprendimento permanente è quindi un percorso personale di apprendimento, che ci prepara a rispondere all’esigenze del vivere sociale e lavorativo.
Non si apprende più quindi una volta per tutte nella vita , ma è un continuo apprendimento.

Ibridazione dei lavori per avere un futuro

Un’epoca di grandi cambiamenti in ambito lavorativo

Quella che stiamo vivendo è sicuramente un’epoca molto particolare per il mondo del lavoro: tanti posti di lavoro “classici” sono stati perduti, in primis per via dell’innovazione tecnologica, ma per il medesimo motivo sono nate anche delle nuove figure.

Cosa si intende per ibridazione del lavoro

Nel mondo del lavoro molte professioni stanno “ibridandosi” tra loro, di conseguenza al lavoratore sono oggi richieste competenze poliedriche.
Nessun lavoratore o aspirante tale può permettersi di far affidamento per tutta la vita a specifiche abilità o competenze.
Per essere competitivi e per trovare una collocazione, infatti, è necessario essere molto flessibili ed essere pronti a spendere le proprie competenze anche in ambiti che non erano stati neppure minimamente preventivati.

Ibridazione, l'altra faccia del lifelong learning

Una regola fondamentale per ognuno di noi è quella di non smettere mai di formarsi e di accrescere la propria cultura. 
Conseguire una laurea, imparare una lingua straniera, acquisire competenze tecniche e fare esperienze pratiche di vario tipo è da considerarsi sempre più necessario, anche laddove non si intraveda la possibilità di far fruttare in maniera immediata quanto si è acquisito.
Non si come non si sa quando ma sarà sicuramente un giorno utile

La sfida per l'azienda: Accumulo e distribuzione della conoscenza in learning by doing

Il Knowledge management per accumulare le conoscenze da distribuire ai propri dipendenti collaboratori

La creazione delle conoscenze aziendali sono il primo passo poi per rendere possibile l’ibridazione del lavoro in azienda ossia rendere possibile che la stessa persona si possa muovere agevolmente, avendone le comptenze in ambiti non strettamente legati alla mansione principale ricoperta.

Vuoi approfondire il Knowledge management? Leggi qui sotto

La distribuzione della conoscenza per garantire l'accumulo di nuove capacità da parte dei collaboratori

Una volta accumulate le conoscenze la sfida è di renderle facilmente disponibili ai propri collaboratori.
Per rendere questo possibile è necessario che le conoscenze siano digitali altrimenti il costo per la formazione coontinua sarebbe troppo alto.
Avere le conoscenze aziendali accumulate e distribuili in maniera controllata consente di ridurre notevolmente il costo di inserimento di nuove persone e il loro eventuale upgrade professionale.
Un vantaggio indiretto che si può ottenere è un netto miglioramento dell’ employer branding ossia  la capacità di un’impresa di diventare un vero e proprio brand, un’azienda ricercata come valido datore di lavoro. 
Saranno quindi i migliori talenti a cercare la tua azienda ed eviterai che i talenti che hai già in casa cerchino aziende migliori della tua.
Approfondisci sotto come valorizzare il tuo employer brand

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